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Giovedì, 23 Maggio , 2019
L’allarme degli industriali: il Paese è fermo ‘Ora un piano comune con le opposizioni’
Andrea Ducci - Corriere della Sera - pag. 8
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia lancia l’allarme. Il Paese è fermo. Occorre passare all’azione per fermare la fuga dei cervelli, per aumentare il reddito pro capite degli italiani, per innovare, per rendere l’Italia più centrale in Europa, per diventare un modello di sostenibilità, per consolidare l’identità europea dei cittadini italiani e, infine, ‘dobbiamo agire perché crediamo in questa Italia’. Nel suo intervento il presidente di Viale dell’Astronomia critica le misure del governo, come l’eco-bonus, o le tante dichiarazioni disinvolte dei membri dell’Esecutivo. Occorre – dice Boccia – una stagione di collaborazione: ‘Costruiamo insieme un piano triennale, credibile e ambizioso, che ci permetta di trattare con i partner europei un aggiustamento graduale, serio e strutturale, affiancato a misure per sostenere la difficile fase congiunturale’. Boccia propone al governo e alle opposizioni di collaborare insieme. (Ved. anche Il Sole 24 Ore: ‘Un piano triennale per debito e crescita’ – pag. 3)
L’Istat rivede il Pil 2019 a +0,3% Tria: ‘Cresceremo di più’
Davide Colombo - Il Sole 24 Ore - pag. 5
Nell’analisi diffusa ieri l’Istat rivede (al rialzo) l’economia nazionale che quest’anno potrebbe crescere dello 0,3% grazie al traino della domanda interna mentre i contributi della domanda estera e della variazione delle scorte sarebbero pari a zero. Pur tagliando di un punto pieno le stime di novembre scorso le previsioni dell’Istituto nazionale di statistica sono migliori sia delle stime governative (+0,2%) sia della Commissione Ue (+0,1%). Le ipotesi degli analisti scontano due rischi al ribasso: un’ulteriore contrazione del commercio internazionale e un aumento dell’instabilità finanziaria. Variabile quest’ultima che porterebbe con sé un peggioramento delle condizioni di credito a famiglie e imprese. Se invece tutto filasse liscio, un aumento dello 0,5% dei consumi e dello 0,3% degli investimenti determinerebbe la crescita prevista. ‘La crescita è meno forte di quanto auspicato ma più forte di quanto atteso’ ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.
Per chiudere le liti è caccia ai pagamenti già effettuati
Laura Ambrosi e Antonio Iorio - Il Sole 24 Ore - pag. 25
Definizione delle liti pendenti. Entro il 31 maggio chi ha proposto l’atto introduttivo del giudizio in primo grado è tenuto a presentare una domanda per ogni controversia con l’Agenzia delle Entrate. Sono definibili le liti pendenti in ogni stato e grado di giudizio (anche in Cassazione), il cui ricorso sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e per le quali alla data di presentazione della domanda il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva. Il costo della definizione dipende dallo stato della lite e dalla soccombenza. Per le definizioni delle associazioni, al tributo vanno sommati le sanzioni e gli interessi accertati, dovuti in percentuale. Per le controversie relative a sole sanzioni collegate al tributo, definibili senza alcun versamento, nella domanda va indicato zero. Determinato l’importo lordo vanno decurtate le somme versate in pendenza di giudizio. Si tratta degli importi pagati a qualsiasi titolo, di spettanza dell’ente impositore, prima della presentazione della domanda di definizione. Dato non facile da ricavare.
Un’istanza del difensore per bloccare il cammino della causa
Laura Ambrosi e Antonio Iorio - Il Sole 24 Ore - pag. 25
Per aderire alla definizione delle liti pendenti il contribuente può avvalersi di un intermediario o presentare l’istanza attraverso il servizio telematico di Fisconline. Non è possibile utilizzare la Pec. La presentazione delle domande e il pagamento del quantum dovuto vanno effettuati entro il prossimo 31 maggio. Per le controversie già sospese occorre presentare entro il 10 giugno 2019 all’organo giurisdizionale innanzi al quale pende la controversia, copia della domanda di definizione e del versamento. In questo modo va richiesta la sospensione del giudizio fino al 31 dicembre 2020 e la successiva estinzione del procedimento. A tale istanza del difensore vanno allegati la domanda, la ricevuta di presentazione telematica ed il mod. F24 del versamento delle somme. Il deposito può avvenire anche in forma cartacea. Nelle more della sospensione del processo l’ufficio verificherà la regolarità della definizione e l’eventuale diniego dovrà essere notificato al contribuente entro il 31 luglio 2020.
Porte aperte alla sanatoria delle liti con rate della rottamazione bis in regola
Luigi Lovecchio - Il Sole 24 Ore - pag. 26
Il contribuente in regola con il pagamento delle rate in scadenza al 7 dicembre 2018 della rottamazione-bis può aderire alla sanatoria delle liti pendenti. Chi esercita questa opzione non è tenuto a versare le somme residue del ruolo in quanto queste confluiscono nella sanatoria delle liti. Inoltre, dagli importi dovuti si scomputano le cifre versate al 7 dicembre 2018. L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 154 ribadisce quanto affermato nella circolare 6/E/2019, in materia di rapporti tra rottamazione bis e definizione ex articolo 6 del dl 119/2018. Il documento di prassi amministrativa ha precisato che ai fini della definizione della lite è richiesto sempre e comunque l’assolvimento del debito della rottamazione bis. I debitori che non hanno rispettato la scadenza del 7 dicembre 2018 vengono comunque ripescati nella rottamazione ter, seppure con una riduzione di due anni del periodo complessivo di versamento. Sempre la circolare 6/E/2019 ha tuttavia precisato che ciò non ha effetto ai fini della definizione della lite che invece richiede sempre e comunque l’assolvimento del debito della rottamazione bis.
L’editore può detrarre l’Iva non assolta dal cliente
Paolo Stella Monfredini - Il Sole 24 Ore - pag. 26
L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello n. 155 diffusa ieri, ha chiarito che l’editore che ha liquidato l’Iva mediante applicazione del regime speciale monofase può portare in detrazione l’imposta non assolta dal cliente. Una società editrice di riviste e giornali periodici aveva sottoscritto un contratto di distribuzione con una impresa di distribuzione nazionale affidandole la diffusione e la distribuzione dei suoi prodotti editoriali. La società editrice liquidava l’Iva applicando il regime speciale monofase con forfetizzazione della resa e determinava l’imposta in relazione al prezzo di copertina e al numero di copie consegnate o spedite. Successivamente l’impresa di distribuzione veniva dichiarata fallita. La società chiedeva se, nell’ipotesi di mancato pagamento in tutto o in parte potesse portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione. L’Agenzia ha chiarito che il regime speciale monofase Iva consente agli editori di portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione, nel caso di mancato pagamento in tutto o in parte. (Ved. anche Italia Oggi: ‘Detrazione Iva liquidata dagli editori’ – pag. 31)
I compensi per diritto d’autore nella soglia annuale del forfettario
Alessandra Caputo e Gian Paolo Tosoni - Il Sole 24 Ore - pag. 27
I compensi percepiti a titolo di diritto d’autore vanno considerati nel limite dei 65mila euro ai fini dell’accesso o della permanenza nel regime forfetario. Il superamento di tale tetto comporta la fuoriuscita dal regime agevolato a decorrere dall’anno successivo a quello in cui vengono meno i requisiti previsti dalla norma ai fini della permanenza. I redditi derivanti dall’utilizzazione delle opere di ingegno da parte dell’autore vanno assoggettati a Irpef e non a imposta sostitutiva. I diritti d’autore sono considerati forfetari ai fini del plafond ma compensi ordinari per la determinazione del reddito. Questa modalità di determinazione del reddito va applicata anche ai redditi conseguiti nel 2018 e oggetto della prossima dichiarazione.
Cambio di regime senza l’acconto
Salvina Morina e Tonino Morina - Il Sole 24 Ore - pag. 27
La persona fisica che, dal 2019, è transitata dal regime ordinario a quello forfettario è esonerata dal pagamento degli acconti per il 2019, sia per l’Irpef, sia per l’imposta sostitutiva. L’esonero è limitato ai redditi derivanti dall’esercizio dell’attività d’impresa o di lavoro autonomo, fino al 2018, soggetti a Irpef, e, dal 2019, soggetti all’imposta sostitutiva del regime forfettario. Questo significa che la persona fisica che possiede solo redditi d’impresa o di lavoro autonomo, dovrà pagare il saldo Irpef sui redditi dell’anno 2018, ma non dovrà pagare alcun acconto a titolo di Irpef o di imposta sostitutiva. Dovrà invece pagare, se dovuti, gli acconti per il 2019 dei contributi Inps eccedenti il minimale dovuto da artigiani e commercianti, nonché dei contributi Inps dovuti dai professionisti iscritti alla gestione separata lavoratori autonomi.
Organi di controlli dimezzati
Michele Damiani - Italia Oggi - pag. 28
Se verrà approvato l’emendamento Gusmeroli al dl crescita sull’obbligo di nomina dei revisori, saranno solo 90mila e non più 180mila le Srl obbligate a nominare l’organo di controllo. E’ quanto si legge nello studio della Cerved. Il nuovo codice della crisi d’impresa ha ridefinito i limiti entro i quali una società è obbligata a nominare un revisore contabile o un organo di controllo: l’obbligo scatta per le aziende che negli ultimi due esercizi hanno l’attivo dello stato patrimoniale superiore ai 2 milioni di euro, un volume di ricavi superiore ai 2 milioni e almeno 10 dipendenti occupati. L’emendamento Gusmeroli riscrive questi limiti aumentandoli: ogni parametro viene raddoppiato, quindi, l’obbligo scatta quando l’attivo patrimoniale e il volume di ricavi supera i 4 milioni e in presenza di almeno 20 dipendenti. La Lombardia è la regione con il maggior numero di Srl interessate. Seguono il Veneto e l’Emilia-Romagna.
Srl uni personali a colpo sicuro
Benito Fuoco e Nicola Fuoco - Italia Oggi - pag. 29
Due ordinanze della Corte di cassazione dello scorso 9 maggio (nn. 12334 e 12335/2019) sostengono che l’amministratore/socio unico di una Srl unipersonale risponde personalmente e illimitatamente con il proprio patrimonio delle sanzioni tributarie irrogate alla società. I giudici del Palazzaccio hanno disapplicato la regola secondo la quale le sanzioni tributarie irrogate a carico della società ‘sono esclusivamente a carico della persona giuridica’ ed hanno ripristinato la regola secondo la quale ‘la sanzione è riferibile alla persona fisica che ha commesso la violazione’ nel caso in cui gli interessi della società coincidano, di fatto con quelli della persona fisica che sia socio unico e amministratore della unipersonale. Ad una persona fisica, in qualità di legale rappresentante e socio unico di una Srl, erano stati notificati alcuni avvisi di accertamento aventi ad oggetto recuperi fiscali per Ires, Irap e Iva degli anni d’imposta 2004 e 2005.
Ne bis in idem in società
Debora Alberici - Italia Oggi - pag. 30
Manager ed impresa sono soggetti distinti. L’ente paga infatti le soprattasse in caso di evasione Iva, nonostante la condanna penale del suo amministratore. E’ quanto si legge nella sentenza n. 22458 di ieri della Corte di cassazione che ha bocciato il ricorso di un manager accusato di evasione fiscale. L’uomo era stato condannato in quanto aveva superato la soglia di 250mila euro di debito con l’Erario. Di fronte ai giudici di legittimità aveva rivendicato il ne bis in idem in quanto l’azienda aveva già pagato le sanzioni sull’evasione. Ma la Corte gli ha dato torto poiché le sanzioni conseguenti alle violazioni tributarie sono state disposte nei confronti della persona giuridica e non della persona fisica. Non ci sono, dunque, i presupposti per ravvisare una duplicazione di sanzioni nei confronti del medesimo soggetto.
Sospensione non blocca il termine
Sergio Trovato - Italia Oggi - pag. 30
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 13367 dello scorso 17 maggio, ha affermato che l’amministrazione comunale può sospendere, in autotutela, gli avvisi di accertamento riguardanti tasse e imposte locali. Il provvedimento di sospensione, tuttavia, non impedisce il decorso del termine di 60 giorni per proporre ricorso innanzi al giudice tributario. La delibera con cui l’ente comunale dispone la sospensione degli effetti degli atti tributari è limitata al pagamento del tributo. Non può sospendere il termine di decadenza previsto dalla legge per proporre l’impugnazione. Va dichiarato tardivo, e dunque inammissibile, il ricorso proposto oltre i termini di 60 giorni.
Patti fiscali per banche estere
Cristina Bartelli - Italia Oggi - pag. 31
Sta per chiudersi l’accordo tra l’Agenzia delle Entrate e Ubs. L’istituto elvetico, molto probabilmente, sarà il primo a chiudere l’accertamento con adesione del fisco staccando un F24 da 100milioni di euro per gli anni di imposta dal 2012 e i cinque anni seguenti. In questo modo si chiude la campagna di invii massiccia compiuta dalle Entrate a fine anno. Ubs non sarà l’unica a chiudere l’accertamento con l’Agenzia che, attraverso l’incrocio delle banche dati, sta verificando se le banche estere hanno versato la ritenuta del 12,50% sui finanziamenti esteri. Ne è scaturita una lista di banche ritenute morose nei confronti dell’Erario nazionale. Le richieste del fisco italiano non hanno riguardato solo la Svizzera, sono coinvolte anche Monaco e Liechtenstein.
Residuo non incluso nella rottamazione
Giulia Provino - Italia Oggi - pag. 31
Definizione agevolata delle liti tributarie. L’Agenzia delle Entrate, nella risposta n. 154, pubblicata ieri, ha ribadito che le somme residue nelle controversie pendenti interessate dalla pace fiscale non sono da includere tra quelle da ‘rottamare’. Come già anticipato dalla circolare n. 6/E/2019 la procedura è ammessa soltanto per le liti tributarie in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado di giudizio compreso la Cassazione. Il perfezionamento della procedura è subordinato al versamento, entro il 7 dicembre 2018, delle residue somme dovute.
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