Giustizia tributaria, le videoudienze non decollano, a rischio le garanzie di difesa

“Ad ormai quattro mesi dall’approvazione delle regole per lo svolgimento delle udienze a distanza, la videoudienza ancora stenta a decollare. L’aspetto che più preoccupa i contribuenti e i loro difensori è che sono ancora poche le Commissioni tributarie attrezzate per gestire con modalità telematica le udienze pubbliche. Con la conseguenza che la maggior parte di esse continua ad essere svolta con la modalità “cartolare”, con il deposito di memorie scritte, senza possibilità di incontro e di discussione orale tra le parti e il Collegio giudicante”. E’ quanto affermato dal Consigliere nazionale dei commercialisti, Maurizio Postal, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario. “Le diverse modalità di gestione delle udienze nelle 124 Commissioni tributarie – ha affermato – stanno generando, oltre che un irragionevole aggravio delle procedure e un’incertezza sulle regole da seguire, anche livelli di tutela differenziati e “a macchia di leopardo” sul territorio nazionale, il che è francamente insostenibile, anche sotto il profilo della tenuta costituzionale del sistema introdotto che collide fortemente con l’urgenza che venga assicurato un trattamento uniforme delle garanzie di difesa, indipendentemente dalle dotazioni tecniche della Commissione adita”.

“È vero – ha proseguito il rappresentante dei commercialisti – come ricordato dal Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, Antonio Leone, che “al contribuente interessa che la sentenza sia tempestiva e giuridicamente corretta”, ma è altrettanto importante per il contribuente che tale risultato sia ottenuto salvaguardando, nello svolgimento del giudizio, il suo diritto di difesa e il principio del giusto processo. Come già rilevato dal Consiglio di Stato, il contraddittorio cartolare «coatto» è incompatibile con un’interpretazione costituzionalmente orientata delle norme sull’emergenza”. Per tali ragioni il Consiglio Nazionale dei Commercialisti si è fatto promotore di un emendamento all’articolo 27 del D.L. Ristori che, al fine di salvaguardare il principio dell’oralità dell’udienza pubblica, riconosce alle parti in causa il diritto di ottenere il rinvio dell’udienza a nuovo ruolo, nel caso in cui sia chiesta la discussione e non sia possibile procedere mediante collegamento da remoto. “Invitiamo il legislatore – ha detto Postal – a farsi carico, quanto prima, della tutela di tale fondamentale diritto”.

Postal ha poi auspicato che “una stagione nuova possa aprirsi per quella riforma della Giustizia tributaria, più volte annunciata, ma ancora non realizzata. Il futuro possibile assetto da dare agli organi di giurisdizione tributaria costituisce senza dubbio un tema centrale, da ritenersi fondamentale per il corretto dispiegarsi del rapporto Fisco-Contribuenti. L’approdo finale a cui si dovrà giungere è quello di un giudice più specializzato e professionale di quello attuale, a garanzia della autonomia, imparzialità e indipendenza della funzione giudicante, ridefinendo le regole del processo nel rispetto dei principi fissati dall’articolo 111 della Costituzione”.

Postal ha aggiunto che “va preservata la natura speciale della giurisdizione tributaria e vanno ridefiniti i criteri di selezione dei giudici tributari. L’auspicio è che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, voglia riservare alla riforma della Giustizia tributaria lo stesso trattamento che ha voluto indicare per la riforma del sistema tributario. Nelle dichiarazioni programmatiche del suo Governo, Draghi ha sottolineato non solo la necessità di un approccio sistematico, ma anche la necessità di affidare l’intervento riformatore ad una Commissione di esperti che, dopo aver sentito la politica e gli altri soggetti a vario titolo interessati dalla riforma, formuli le proprie proposte”. “La riforma della Giustizia tributaria non potrà mai dare gli effetti sperati – ha concluso Postal – se non si supera l’“impazzimento” e l’astrusità dell’attuale sistema fiscale che è divenuto ormai un vero e proprio ginepraio normativo difficile da gestire e interpretare anche da parte degli addetti ai lavori, giudici, enti impositori e professionisti abilitati alla difesa”